Aprile di confronto per FAITA: cosa sta cambiando nell’open air

Ad aprile il turismo open air italiano si è confrontato.
Quattro appuntamenti, quattro territori, un filo comune: come far evolvere un settore da 8,5 miliardi senza perdere ciò che lo rende unico.

Faita Federcamping ha promosso un ciclo di incontri sul territorio nazionale, mettendo a confronto istituzioni, imprese e stakeholder sui principali temi che stanno ridefinendo il settore: sostenibilità, innovazione e modelli di crescita.
In questo contesto abbiamo portato il nostro contributo attraverso gli interventi del CEO Sergio Redaelli, offrendo una lettura concreta delle trasformazioni in atto e del ruolo delle mobile home all’interno di questo passaggio.

13 APRILE 2026

1° Convegno del Turismo Open Air nelle Marche

Cupra Marittima – Parco sul Mare

Cupra Marittima: norme, sostenibilità e strumenti per la crescita del comparto

Credits Faita

Il 13 aprile, presso il Parco sul Mare di Cupra Marittima, il primo convegno del turismo open air nelle Marche ha dato avvio a un confronto ampio e strutturato tra imprese e istituzioni del Centro Italia. L’incontro, promosso da Faita Federcamping insieme alla rappresentanza regionale, ha riunito operatori provenienti da Marche, Abruzzo, Molise, Lazio ed Emilia-Romagna, configurandosi come un vero momento di sintesi tra territori diversi ma accomunati dalle stesse sfide evolutive.

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Fin dalle aperture istituzionali è emersa con chiarezza la centralità del tema normativo. L’annuncio dell’avvio dei lavori per il nuovo Testo Unico del Turismo delle Marche ha rappresentato un passaggio significativo, così come l’approfondimento sugli aggiornamenti legislativi che stanno ridefinendo il quadro operativo delle imprese: dall’autorizzazione paesaggistica alla rilevanza catastale delle strutture, fino all’introduzione del codice ATECO 55.20, oggi elemento chiave per accedere a bandi e strumenti di finanziamento dedicati al comparto open air.
Nel corso della giornata, il dibattito si è progressivamente ampliato, toccando alcuni dei nodi più attuali per gli operatori: l’evoluzione della domanda turistica, sempre più orientata verso esperienze personalizzate; la necessità di riqualificare le strutture; il delicato tema del passaggio generazionale; e soprattutto il rapporto tra impresa e territorio, sempre più determinante nella costruzione di un’offerta autentica e competitiva.
In questo contesto, l’intervento di Sergio Redaelli ha portato una prospettiva concreta sul legame tra sostenibilità e sviluppo. «I dati sono chiari: le mobile home sono sempre più centrali nei ricavi delle strutture ricettive, e quando qualcosa diventa centrale non può essere trattato come una commodity, ma diventa una scelta di progetto, di modello e di posizionamento», ha esordito.

Redaelli ha inoltre evidenziato come il settore open air disponga oggi di soluzioni tecnologiche e progettuali avanzate, capaci di coniugare rapidità di realizzazione, qualità abitativa e attenzione ambientale, anche in contesti temporanei e ad alta complessità, come nel Villaggio Olimpico e Paralimpico di Cortina d’Ampezzo.
«La possibilità di applicare logiche proprie del settore open air anche a contesti più complessi rappresenta un’evoluzione significativa, in termini di qualità e gestione», ha concluso.

Il focus si è poi spostato su un tema sempre più strategico per le imprese: l’accesso al credito. L’adozione della certificazione ambientale EPD (Environmental Product Declaration) è stata indicata come uno strumento chiave per qualificare gli investimenti e facilitare l’accesso a misure agevolate come la Nuova Sabatini Green, che consente una riduzione dei costi finanziari per il rinnovo delle strutture ricettive.
Un passaggio che segna chiaramente come la sostenibilità non sia più solo un valore reputazionale, ma una leva economica concreta.

Accanto a questi temi, ampio spazio è stato dedicato anche alla trasformazione digitale del settore. In particolare, l’intelligenza artificiale si sta affermando come strumento strategico non solo per l’acquisizione dei clienti, ma anche per migliorare l’efficienza operativa e la qualità dell’esperienza.

Infine, è emersa con forza l’importanza della comunicazione: la capacità di raccontare in modo autentico l’offerta e il territorio circostante diventa parte integrante del prodotto turistico, contribuendo a costruire valore e fiducia.
L’appuntamento ha posto le basi per un dialogo più strutturato tra imprese e istituzioni, in un momento in cui le regole stanno cambiando e chi arriva preparato parte avvantaggiato.

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15 APRILE 2026

Turismo Open Air nella Laguna di Venezia e nel Delta del Po

Chioggia – Darsena Le Saline

Chioggia: dati, territori e nuove geografie del turismo open air

Il 15 aprile, a Chioggia, il convegno dedicato alla Laguna di Venezia e al Delta del Po ha assunto i contorni di veri e propri “stati generali” del turismo open air nell’Alto Adriatico. Un appuntamento che ha messo al centro non solo le prospettive del comparto, ma anche il ruolo strategico di un territorio unico per caratteristiche ambientali e capacità ricettiva.

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I dati presentati da Faita Federcamping, elaborati da HBenchmark, hanno restituito un quadro di crescita solida: l’occupazione media delle strutture è in aumento rispetto al 2025, con segnali particolarmente significativi proprio nell’area di Chioggia-Sottomarina, dove si registra un incremento di quasi 10 punti percentuali. A trainare questa dinamica è soprattutto il turismo domestico, che rappresenta oggi la componente prevalente della domanda, confermando la tendenza delle vacanze di prossimità.

Accanto ai numeri, il dibattito ha toccato temi strutturali per il futuro del territorio: dalla necessità di un marketing unitario per il Delta del Po – oggi ancora diviso tra Veneto ed Emilia-Romagna – alla gestione delle criticità ambientali legate all’erosione costiera e ai cambiamenti climatici. Questioni che richiedono una visione condivisa e investimenti coordinati, anche alla luce delle nuove normative, come l’obbligo di assicurazione contro eventi catastrofali.

Un altro asset centrale è stato quello del lavoro: il comparto open air in Veneto genera circa 10.000 occupati, con una forte incidenza di contratti stagionali ma anche segnali di continuità e fidelizzazione. Parallelamente, cresce il bisogno di nuove competenze, soprattutto in ambito digitale, con l’ingresso sempre più rilevante di figure legate alla gestione dei dati, al marketing e all’intelligenza artificiale, utilizzata ormai da una quota significativa di viaggiatori per pianificare le proprie esperienze.

In questo contesto articolato, l’intervento di Sergio Redaelli ha offerto una chiave di lettura concreta sul tema degli investimenti. La crescente attenzione delle imprese verso la qualità dell’offerta ricettiva si traduce in un’evoluzione delle mobile home, sempre più orientate all’utilizzo di materiali ecologici, riciclabili e certificati.
«Il valore delle mobile home non è nella quantità, ma nella capacità di generare risultati economici. Secondo i dati di HBenchmark, le maxicaravan rappresentano circa il 29% delle unità presenti in struttura, ma generano oltre il 50% del fatturato. Questo risultato è legato a un modello che coinvolge persone, ricerca e sviluppo, produzione e logistica, e che responsabilizza sul risultato. Per questo ci impegniamo costantemente a sviluppare prodotti che rispondano ai bisogni di chi li utilizza, e a rendere le dichiarazioni di sostenibilità oggettive e verificabili, così da facilitare l’accesso a incentivi e strumenti finanziari, come la Nuova Sabatini Green», ha specificato Redaelli.

Non si tratta quindi solo di una scelta ambientale, ma di un passaggio strategico: l’integrazione dei criteri ESG diventa infatti determinante anche per l’accesso al credito, come evidenziato nel confronto con il sistema bancario. Le strutture open air sono quindi chiamate a ripensare i propri modelli di sviluppo, coniugando sostenibilità, efficienza energetica e innovazione progettuale.
Chioggia ha confermato che i numeri danno ragione al settore. Ma i numeri da soli non bastano: il Delta del Po ancora diviso tra Veneto ed Emilia-Romagna è il simbolo di un’opportunità che aspetta ancora una regia condivisa.

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16 APRILE 2026

Lazio Open Air: sviluppo, innovazione e nuove prospettive tra mercato, evoluzione e riforme normative

Camping Village Roma Capitol – Roma

Roma: verso un nuovo modello di ospitalità open air

Credits Faita

Il 16 aprile, nella cornice del Camping Village Roma Capitol, il convegno dedicato al Lazio ha ampliato ulteriormente lo sguardo, affrontando in modo sistemico le trasformazioni del turismo open air tra mercato, normativa e innovazione.

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Fin dalle prime sessioni, è emerso con chiarezza un cambio di paradigma: il turismo all’aria aperta non è più soltanto una tipologia ricettiva, ma un modello di ospitalità evoluto, capace di integrare natura, servizi, sport, benessere e territorio. Un modello che nel Lazio mostra dinamiche di crescita positive, ma ancora fortemente legate alla stagionalità estiva.

Proprio la destagionalizzazione è stata indicata come una delle principali sfide strategiche: l’obiettivo è ampliare la durata della stagione turistica e redistribuire i flussi, valorizzando non solo Roma come hub internazionale, ma anche borghi, cammini, laghi e aree interne. In questo scenario, il concetto di destinazione si evolve verso una logica di sistema, in cui strutture, servizi e territori collaborano per costruire un’offerta integrata.
Parallelamente, il convegno ha evidenziato una trasformazione profonda della domanda: diminuiscono i soggiorni lunghi e cresce una clientela più frammentata ed esigente. Accanto alle famiglie tradizionali emergono nuovi target, come gli ospiti provenienti dall’hôtellerie di fascia alta, i lavoratori ibridi e una generazione di viaggiatori che ricerca esperienze personalizzate, flessibilità e standard elevati.

A questa evoluzione corrisponde un cambiamento altrettanto significativo dell’offerta. Le strutture open air stanno progressivamente spostando il proprio baricentro verso soluzioni abitative più evolute, come mobile home e glamping, capaci di elevare la qualità dell’esperienza senza perdere il contatto con la natura.

È in questo passaggio che si inserisce il contributo di Sergio Redaelli. «Le mobile home rappresentano oggi un modello abitativo progettato per rispondere a esigenze complesse: comfort, rapidità di installazione, efficienza energetica e riduzione dell’impatto ambientale. Anche in progetti temporanei e ad alta complessità, come il Villaggio Olimpico e Paralimpico di Cortina d’Ampezzo, emergono approcci basati su logiche open air: temporaneità, reversibilità, ridotto impatto ambientale. Una direzione evolutiva della cultura del settore, prima ancora che del singolo progetto.»
Accanto ai temi dell’offerta, grande attenzione è stata dedicata alle criticità operative: l’aumento dei costi energetici, la difficoltà di reperire personale qualificato e la complessità del quadro normativo, che oggi richiede oltre cento provvedimenti per l’avvio di una struttura. In questo senso, la semplificazione normativa è stata indicata come una leva imprescindibile per favorire gli investimenti e rendere il comparto più competitivo a livello internazionale.

Infine, il progetto “Lazio Open Air” ha delineato una possibile direzione futura: un modello di rete basato su governance condivisa, innovazione, formazione continua e identità comune, capace di rafforzare il posizionamento del territorio.

Roma e il Lazio presentano ampi margini di crescita per il turismo open air. Le condizioni sono favorevoli. Diventa centrale accompagnare l’evoluzione delle strutture con un approccio competitivo e strutturato.

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21 APRILE 2026

La natura definisce l’accoglienza

il verde asset strategico del turismo Open Air.

Pistoia – Campus Vannucci

Pistoia: il verde come infrastruttura strategica dell’ospitalità open air

Credits: Faita

Il 21 aprile, presso il Campus Vannucci di Pistoia, il ciclo di incontri si è concluso con un appuntamento che ha spostato il focus su un elemento tanto identitario quanto strategico per il settore: il verde. Il convegno, promosso da Faita Federcamping insieme al mondo della ricerca e alle imprese, ha messo al centro una riflessione ampia sul ruolo della natura nella progettazione dell’accoglienza open air, superando una visione puramente estetica per riconoscerle un valore strutturale.

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Il confronto ha evidenziato come il verde rappresenti oggi una vera e propria infrastruttura dell’ospitalità: non solo elemento paesaggistico, ma componente attiva nella costruzione dell’esperienza turistica, capace di incidere su benessere, qualità percepita, accessibilità e sostenibilità. In questo senso, la progettazione degli spazi open air evolve verso un approccio integrato, in cui architettura, botanica e servizi dialogano per generare ambienti immersivi e coerenti con il territorio.

Il contributo di Crippaconcept, attraverso l’intervento di Sergio Redaelli, si inserisce in questa visione. Ha sottolineato che «Le soluzioni abitative devono dialogare con il contesto naturale, non limitarsi a inserirsi nel paesaggio. Design, materiali e posizionamento devono essere progettati per valorizzarlo e rafforzare l’identità della destinazione.»

Nel parco del Campus Vannucci sono state installate sei Babe Lodge, ambientate nel prezioso contesto naturale.

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L’installazione ha consentito di osservare come soluzioni abitative leggere possano inserirsi in contesti naturali, contribuendo alla qualità complessiva dell’ambiente e dell’esperienza di utilizzo. Il tema dell’accessibilità ha rappresentato un ulteriore punto di attenzione: progettare spazi verdi fruibili da tutti significa ampliare il concetto stesso di accoglienza, rendendolo più inclusivo e contemporaneo. Allo stesso tempo, il verde è stato riconosciuto come leva strategica anche in chiave di sostenibilità ambientale, contribuendo alla mitigazione climatica, alla gestione delle risorse e al miglioramento della qualità degli spazi.
Pistoia ha restituito un’idea semplice ma non scontata: il verde non è lo sfondo dell’ospitalità open air. È il prodotto.

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Quattro territori, quattro prospettive diverse, un’unica direzione: il turismo open air non cresce solo per quantità, ma per qualità di progetto.